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Calciatori e arte: Il nuovo investimento.

Dall’erba verde alla tela: l’inattesa passione dei calciatori per l’arte contemporanea

Per anni, l’immagine stereotipata del calciatore milionario era legata a orologi costosi e auto sportive. Oggi, però, una nuova tendenza sta ridefinendo lo status symbol delle star del pallone: l’arte contemporanea.

Da Kylian Mbappé a Marco Verratti, passando per le giovani promesse come Rayan Cherki, un numero crescente di atleti di élite sta investendo – e a volte collezionando con vera passione – opere d’arte che valgono milioni. Ma cosa spinge questi campioni a spendere cifre astronomiche in tele, sculture e installazioni?

Investimento o Passione? Entrambi.

Molti professionisti vedono l’arte come un rifugio finanziario estremamente solido. A differenza di molti asset volatili, il mercato dell’arte, specialmente per gli artisti emergenti o affermati, può offrire rendimenti significativi a lungo termine, cruciali per chi ha carriere sportive relativamente brevi.

“È un investimento, certo,” ha commentato un consulente finanziario che lavora con diversi giocatori di Ligue 1, “ma negli ultimi anni sono rimasto impressionato dalla loro conoscenza. Non è solo un acquisto cieco; studiano il mercato.”

Per Verratti, noto per il suo gusto raffinato, l’arte è spesso legata allo stile personale e all’arredamento delle proprie residenze. Per Mbappé, invece, l’attenzione sembra concentrarsi su artisti che riflettono la cultura giovanile o temi sociali, rendendo la collezione un’estensione della propria immagine pubblica.

L’Influenza dei Consulenti

Questa migrazione verso le gallerie d’arte non è casuale. I calciatori sono spesso affiancati da specialisti che consigliano diversificazione del patrimonio. L’arte offre un mix unico di prestigio, piacere personale e potenziale di crescita economica che altri mercati non riescono a eguagliare. Inoltre, possedere pezzi di artisti come Basquiat o KAWS è diventato il nuovo distintivo di un’élite globale raffinata, superando il semplice lusso ostentato.

Il fenomeno sottolinea come, per una generazione di atleti post-moderni, l’obiettivo non sia solo guadagnare, ma anche plasmare un’eredità culturale al di fuori del campo da gioco.

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