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Napoli-Inter, il Caos Rigore: VAR Sotto Accusa

La sfida tra Napoli e Inter, terminata con un risultato che ha lasciato l’amaro in bocca a molti, non è stata decisa solo dal campo. A tenere banco nelle ore successive è la gestione del contestato calcio di rigore, un episodio che ha messo sotto i riflettori non solo l’arbitro in campo, ma anche l’intero protocollo VAR.

L’azione incriminata e il fischio ritardato

Il contatto nell’area di rigore è avvenuto in un momento cruciale del match. Tuttavia, la particolarità che ha acceso il dibattito è il tempo trascorso tra il presunto fallo e il fischio dell’arbitro: ben otto secondi. Questo ritardo ha sollevato dubbi immediati sulla chiarezza della percezione del direttore di gara, suggerendo una possibile influenza esterna o una valutazione basata sul feedback tardivo.

I regolamenti arbitrali sono chiari sulla necessità di immediatezza nella decisione, specialmente in azioni da rigore. Il gap temporale registrato in Napoli-Inter è anomalo e apre la porta a interpretazioni divergenti e polemiche tra gli esperti.

I 4 minuti di check: cosa dice il protocollo VAR

Se il fischio è stato tardivo, il check al monitor è stato estenuante: quattro minuti interminabili. La durata prolungata di una revisione suggerisce solitamente che la decisione sul campo è considerata “chiara ed evidente errore” oppure che la soglia di on-field review (OFR) è alta. In questo caso, il prolungarsi dell’attesa ha alimentato la frustrazione dei tifosi e degli addetti ai lavori.

Nonostante la lunga attesa, la decisione finale ha confermato il rigore, ma le modalità con cui è stata raggiunta pongono seri interrogativi sull’efficacia e l’uniformità di applicazione della tecnologia in Serie A. La polemica sul tempismo del fischio e la lentezza del VAR dominano il dibattito post-partita.

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