Il calcio è fatto di gioie, trionfi e ricordi epici, ma a volte nasconde pagine di dolore indelebile. Una di queste risale al 1964, durante il vibrante derby marchigiano tra Sambenedettese e Ascoli. Osvaldo Caposciutti, l’uomo il cui nome è legato a quella tragedia, ha rotto il silenzio, confessando il peso di un destino che lo perseguita da sessant’anni.
La tragedia che sconvolse il derby: Strulli e Caposciutti
«È stato un maledetto Samb-Ascoli. Non c’era cattiveria, solo la foga agonistica di un contrasto in area. Eravamo due ragazzi, Strulli ed io.» Il 22 marzo 1964, il centrocampo si trasformò in un luogo di lutto. Bruno Strulli, giovane promessa dell’Ascoli, morì in campo in seguito a uno scontro fortuito, ma fatale, con il difensore della Samb, Osvaldo Caposciutti.
«Quel contrasto mi ha tolto la spensieratezza e la gioia del calcio. Per sessant’anni, ho convissuto con la consapevolezza di essere l’artefice involontario di quella morte», ha raccontato Caposciutti in una recente intervista che ha toccato il cuore degli appassionati. La sua testimonianza non è solo la rievocazione di un fatto di cronaca sportiva, ma l’espressione di un dramma umano che travalica il rettangolo verde.
Un dolore che non si estingue
La carriera di Caposciutti continuò, ma il fantasma di Strulli non lo abbandonò mai. Oggi, a distanza di sei decenni, il suo racconto serve a ricordare quanto sia sottile il confine tra il gioco e la fatalità, lasciando un monito silenzioso sulla fragilità della vita in campo. Il ricordo di Bruno Strulli e il dolore di Osvaldo Caposciutti rimangono una delle pagine più toccanti e oscure della storia del calcio italiano.



